I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sembrano diffondersi velocemente anche all’interno delle fasce più giovani. Infatti, i disturbi legati alla sfera dell’alimentazione sono tra i problemi comportamentali più comunemente riportati agli operatori sanitari dai genitori di bambini in età prescolare (Davies et al., 2006), con una incidenza stimata del 25-45% nei bambini con sviluppo tipico e più dell’80% tra quelli che presentano un ritardo nello sviluppo (Linsched, Budd, & Rasnake, 2003). Alcune ricerche (Marchi & Cohen, 1990; Timini, Douglas & Tsiftsopoulou, 1997) hanno dimostrato, inoltre, che i disturbi precoci della nutrizione sono associati a disturbi d’ansia, disturbi comportamentali e disturbi alimentari nella tarda infanzia e nell’adolescenza.

Nell’anoressia nervosa, l’età media di insorgenza si è ridotta di circa un anno nell’ultimo decennio e aumentano le diagnosi prima del menarca, fino a casi di bambine di 8-9 anni che presentano un quadro sovrapponibile a quello di adolescenti e adulti ma con sfumature cliniche diverse. Anche in età evolutiva sembra essere presente un continuum tra anoressia nervosa e bulimia nervosa e la frequente transizione da un disturbo all’altro. È spesso presente vomito auto-indotto, mentre è difficilmente riscontrabile il ricorso a lassativi, probabilmente a causa della difficoltà nel reperirli. La prevalenza tra i due sessi, che sembra variare in rapporto all’età, in età pediatrica si stima essere di circa 1 maschio ogni 6 femmine (sebbene alcuni studi riportino il rapporto 1/1 in età prepuberale). Alla base di questi disturbi è spesso presente un’insoddisfazione corporea diffusa e il relativo desiderio di magrezza, cui viene spesso associato il riconoscimento del proprio valore personale. Tali aspetti sono stati rilevati nel 60% dei bambini italiani tra i 5 e i gli 8 anni (Lowes et al., 2003). Nella fascia tra gli 11 e i 14 anni è stato inoltre rilevato che il 17% dei ragazzi segue una dieta restrittiva, spesso auto-prescritta e non necessaria (Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza, 2010).

Le forme attraverso cui tale disagio viene manifestato tra i più giovani, oltre alle comuni anoressia e bulimia, includono disordini alimentari più difficili da riconoscere; a questo proposito nel 2009 Irene Chatoor ha distinto sei diversi tipologie di disturbi della nutrizione, proprie specialmente dei bambini da 0 a 3 anni:

  1. Disturbo della nutrizione legato alla difficoltà nella regolazione di stato;
  2. Disturbi della Nutrizione legati alla difficoltà nella reciprocità, in cui cioè mamma e bambino non sono sintonizzati, specialmente nelle comunicazioni legate alla fame ed alla sazietà;
  3. Avversione sensoriale per il cibo, che si manifesta con il rifiuto di alimenti con specifiche consistenze, odori e sapori.
  4. Disturbo della Nutrizione co-occorente a condizioni mediche;
  5. Post Traumatic Feeding Disorder (PTFD), in cui il bambino ha un rifiuto per alcune tipologie di cibi, con cui ha avuto un’esperienza traumatica (ad esempio si è strozzato o ha vomitato) oppure ha vissuto un’esperienza di nutrizione forzata a seguito di un ospedalizzazione.
  6. Anoressia Infantile.

In generale, quinidi, il disturbo alimentare in età evolutiva si manifesta come un generico disinteresse per il cibo, una restrizione nell’assunzione di questo, attraverso l’esclusione di alimenti specifici a causa del loro sapore, odore o di una dichiarata inappetenza e la preoccupazione per le conseguenze legate all’assunzione di certi alimenti.

E’ quindi importante sottolineare che alcune di queste manifestazioni potrebbero rappresentare dei precursori dello sviluppo di un vero e proprio disturbo alimentare, come dimostrato da una ricerca svolta dal Ministero della Salute nel biennio 2012-2014 in cui è stato rilevato che i disturbi selettivi dell’alimentazione e la disfagia psicogena precedono l’esordio di un disturbo alimentare nel 38% e nel 27% dei casi.

Alla base di questi disturbi si trovano frequentemente vissuti di vergogna, bassa autostima e bisogno di controllo, spesso accompagnate da perfezionismo, difficoltà nel regolare le emozioni e paura legata alla maturità psicologica. Il cibo diventa spesso un modo per affrontare e gestire le proprie emozioni, oltre ad essere il mezzo attraverso cui manifestare al mondo degli adulti una sofferenza che appare incomunicabile verbalmente. Attraverso il controllo del cibo e del peso, il bambino con disturbi alimentari sente di aver controllo su sé stesso, sulle relazioni e sulla propria vita.

Spesso, soprattutto nelle storie a esordio precoce ma anche nelle narrazioni di adolescenti e adulti, sono presenti eventi traumatici tanto nella vita del bambino, quanto in quella del caregiver. È stato recentemente dimostrato che la presenza di lutti importanti nella vita della mamma durante i 12 mesi antecedenti il concepimento correlano positivamente con l’insorgenza di disordini alimentari in età pediatrica, specie per i maschi. Alcuni studi hanno inoltre evidenziato che la presenza di ansia e depressione materne durante la gravidanza sia collegata a un rischio maggiore per il bambino di manifestare problemi alimentari durante l’infanzia. A ciò si aggiungono una serie di studi che hanno evidenziato come i soggetti con disturbi alimentari presentino un numero significativamente maggiore di traumi relazionali precoci. Nella maggior parte dei casi ci troviamo dunque di fronte a una storia in cui, in fasi molto precoci della vita, il bambino ha dovuto relazionarsi con un caregiver in difficoltà nel fornire accudimento, regolazione emotiva e sicurezza, un caregiver con cui solitamente si configura un attaccamento insicuro.

Ne deriva un quadro complesso che evidenzia la necessità di un’attenzione specifica da parte dei pediatri nei confronti dei disturbi dell’alimentazione, la cui diagnosi appare decisamente ritardata con conseguenze negative tanto sul percorso terapeutico, quanto sulla prognosi del giovane paziente. Il cervello di bambini e adolescenti, in questo periodo di forte sviluppo cognitivo e strutturale, può essere duramente colpito dalla malnutrizione; i giovani che non hanno ancora raggiunto la statura dell’età adulta possono subire rallentamenti o arresti della crescita staturale con compromissione del raggiungimento di un’altezza adeguata, soprattutto nei maschi; per le ragazze, oltre ad amenorrea, può essere presente ipertrofia del seno o vaginite atrofica; anche nei maschi può essere presente un rallentamento dello sviluppo delle caratteristiche sessuali, ma di fatto appare meno evidente rispetto al sesso femminile.

In età pediatrica sono inoltre più frequenti i ricoveri ospedalieri. Ciò dipende dal maggior numero di casi a esordio recente in cui i meccanismi di adattamento al digiuno non sono ancora consolidati, con conseguenze importanti a livello internistico e maggior rischio di complicanze.

Oltre all’attenzione pediatrica, è fondamentale la partecipazione del genitore nella rilevazione dei primi segnali che, se presto riconosciuti, possono facilitare il riconoscimento della sofferenza e una precoce presa in carico, riducendo l’impatto sulla salute del bambino.

I campanelli d’allarme cui prestare attenzione sono:

  • Mangiare molto lentamente, ritualità al momento del pasto con sminuzzamento del cibo in piccolissimi pezzi
  • Assunzione di molta acqua e utilizzo frequente del bagno, specie dopo i pasti
  • Selettività nella scelta dei cibi ed esclusione di alcuni alimenti
  • Cambiamenti d’umore, ansia, insofferenza e irrequietezza
  • Tendenza all’isolamento
  • Eccessivo esercizio fisico che può essere stato inizialmente incoraggiato dai genitori, ma che può prendere la forma di un’iperattività vera e propria
  • Sentimenti di colpa e di vergogna relativamente all’alimentazione
  • Ipersensibilità verso critiche di ogni tipo, in particolare rivolte al corpo