Eccessiva valutazione del peso, della forma corporea e del controllo dell’alimentazione

Il problema psicologico centrale dei DA è senza dubbio l’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione. Le persone con un DA valutano se stesse e il proprio valore in modo esclusivo o predominante, sulla base del controllo che riescono a esercitare sul peso o sulla forma del corpo o sull’alimentazione (spesso su tutte e tre le caratteristiche). Questo sistema di valutazione risulta essere disfunzionale per tre motivi:

  1. valutare se stessi in un solo dominio (ad esempio, controllo del peso o della forma del corpo) può far crollare l’intero sistema di autovalutazione;
  2. solitamente non si riesce ad avere mai abbastanza successo (non si è mai abbastanza magri);
  3. focalizzarsi esclusivamente sul peso e la forma del corpo penalizza le altre aree della vita, marginalizzandole e privandole della giusta importanza (l’impegno negli altri domini della vita viene notevolmente ridotto).

Le conseguenze dell’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e del controllo dell’alimentazione rappresenta sia il principale fattore caratterizzante dei DA, sia un fattore di mantenimento, in un circolo che si autoalimenta. Nel momento stesso in cui il controllo dell’alimentazione, del peso e della forma corporea diventa il metro di giudizio esclusivo in base al quale stimare il proprio valore personale, i comportamenti conseguenti come diete ferree, esercizio fisico eccessivo e compulsivo, vomito autoindotto, uso improprio di lassativi o di diuretici trovano ragione di esistere; sono essenziali per perseguire l’obiettivo di controllo, riduzione e mantenimento del peso corporeo al di sotto dei normali valori.

Rinforzi positivi e negativi

L’eccessiva valutazione del peso, della forma del corpo e dell’alimentazione è mantenuto da numerosi rinforzi positivi e negativi che perdurano durante tutto il decorso del disturbo.

Tra i rinforzi positivi implicati, possiamo distinguere quelli di natura cognitiva e quelli di natura sociale. Nei primi rientrano il senso di trionfo, padronanza, autocontrollo e superiorità sperimentate in seguito alla perdita di peso; quest’ultima è vissuta come un “traguardo“, “una vittoria“. Di quelli sociali invece, fanno parte sia quelli legati all’immagine trasmessa dai media, dove la magrezza è segno di indiscussa bellezza, che quelli più strettamente legati ad un’identità anoressica che in prima battuta, appare popolare agli occhi degli altri e può destare attenzione e, al tempo stesso, è fonte di preoccupazione nei genitori.

Dei rinforzi negativi invece, fanno parte tutti quei comportamenti quali il ad esempio il bisogno di controllare il cibo ingerito e le singole quantità con l’obiettivo di evitare o rimuovere una situazione ritenuta problematica o avversa.

Pensieri e preoccupazioni per il peso, la forma del corpo e l’alimentazione

Lo spostamento su pensieri e preoccupazioni di questo tipo può essere considerata un‘utile strategia per risolvere i problemi e le emozioni negative associate. Tale strategia è però disfunzionale in quanto induce il soggetto a:

  1. filtrare gli stimoli (interni ed esterni) in modo da notare, ad esempio, solo la forma corporea;
  2. sperimentare emozioni negative, come ansia e apprensione riguardo la capacità di controllare l’alimentazione, paura di ingrassare, sensi di colpa e sbalzi di umore legati all’efficacia o meno del controllo esercitato sull’alimentazione, peso e forma del corpo;
  3. adottare comportamenti specifici come la dieta ferrea, il controllo del peso, il check del corpo e l’evitamento dell’esposizione del corpo;
  4. etichettare erroneamente alcune esperienze fisiche ed emotive come: “essere grassa”.

Perfezionismo clinico

Il perfezionismo clinico è senza dubbio un fattore che precede e aumenta il rischio di sviluppare un DA. Alla base del perfezionismo clinico vi è un sistema disfunzionale di autovalutazione attraverso cui l’individuo giudica se stesso in modo esclusivo o predominante, nei termini di riuscita o raggiungimento degli esigenti standard che si è autoimposto (es. In diversi ambiti quali lavoro, sport, peso). Ragion per cui, è evidente che il nucleo di base del perfezionismo clinico è di natura molto simile a quello dei DA.

Diversi studi hanno ipotizzato che quando il disturbo dell’alimentazione e il perfezionismo clinico coesistono, gli standard perfezionistici vengono estesi non solo nell’ambito del controllo dell’alimentazione, del peso e della forma del corpo, ma anche in altri domini della vita (per esempio, scuola, lavoro, sport, rapporti interpersonali…).

Bassa autostima nucleare

La bassa autostima, così come il perfezionismo clinico, è un tratto comune nei DA e spesso ne precede l’esordio. I meccanismi attraverso i quali la “scarsa autostima nucleare“ va ad ostacolare il cambiamento sono principalmente due:

  1. Il senso di impotenza e sfiducia sulle proprie risorse e sulla possibilità di cambiare, influenza negativamente l’adesione al trattamento
  2. La determinazione nel raggiungere il successo in domini considerati importanti nella valutazione di sé (per esempio, il controllo del peso, della forma del corpo e dell’alimentazione), rende i cambiamenti in queste aree ancora più difficili.

Problemi interpersonali

Tra i problemi interpersonali che possono contribuire a mantenere tale disturbo possiamo rintracciare quattro categorie specifiche quali: lutti non risolti, non elaborati; dispute legate al riconoscimento del proprio ruolo in diversi ambiti (familiare, scolastico, lavorativo); difficoltà nelle relazioni con le altre persone; problematiche nelle fasi di transizione dai ruoli (dall’infanzia all’adolescenza, dall’adolescenza all’età adulta, cambi di ruoli lavorativi o familiari).

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